
AI Act e AI Literacy: un webinar per usare l’AI con consapevolezza
Ci sono strumenti che entrano in azienda quasi senza farsi notare. Qualcuno li prova, e poco dopo li usano tutti.
Con l’intelligenza artificiale sta succedendo proprio questo.
ChatGPT, Copilot, Gemini e molte altre soluzioni di AI fanno ormai parte del lavoro quotidiano di tante imprese. Ma la vera domanda non è se usarle: è sapere quali informazioni si possono condividere, quali no e con quali regole.
Per questo abbiamo organizzato AI Act e AI Literacy, un webinar formativo gratuito in programma martedì 6 ottobre 2026, dalle 16 alle 17, online.
Il punto di partenza è una domanda precisa: “Cosa succede ai dati della tua azienda quando finiscono in un’AI?”
A guidarci sarà Emanuele Florindi, avvocato e DPO, esperto di diritto dell’informatica, bioetica e tutela dei minori.
Parleremo di come i collaboratori usano l’AI, di dati personali, riservati e aziendali, di privacy e sicurezza. Vedremo cosa si può inserire in un sistema di intelligenza artificiale e cosa no, quali responsabilità ricadono su azienda e collaboratori e perché non basta raccomandare di “non inserire dati sensibili”.
Sullo sfondo c’è il Regolamento (UE) 2024/1689, l’AI Act, il cui articolo 4 chiede a fornitori e utilizzatori di sistemi di AI di adottare misure per sviluppare l’AI Literacy: la capacità di usare l’intelligenza artificiale in modo consapevole e responsabile.
L’AI Act è entrato in vigore il 1° agosto 2024. L’articolo 4 sull’AI Literacy è applicabile dal 2 febbraio 2025. Dal 2 agosto 2026 è iniziata l’applicazione generale del regolamento e le autorità nazionali hanno avviato le attività di vigilanza e controllo.
Per chi vuole fare un passo in più, proponiamo anche un Check-up Privacy e Sistemistico sull’utilizzo dell’AI: serve a individuare le criticità, definire le misure necessarie e può comprendere un regolamento aziendale sull’uso dell’AI.
Le iscrizioni sono aperte fino al 5 ottobre alle 20.00, attraverso il modulo sulla pagina dell’evento.
Il tema è nuovo, ma il nostro modo di lavorare resta lo stesso: ascolto, competenza e soluzioni concrete, costruite sulle esigenze reali di chi lavora.
Perché il rischio non è usare l’AI in azienda, ma usarla senza sapere come.
Più consapevoli. Più sicuri. Più Euristica.



